Aspetti tecnici di funzionamento dell’App IMMUNI

Nell’articolo precedente “Come funziona l’App Immuni” abbiamo visto il funzionamento e la sua utilità nel combattere la pandemia da Covid-19.  In questo vogliamo approfondire gli aspetti tecnici del funzionamento dell’App Immuni, così da decidere consapevolmente l’eventuale sua installazione.

“Niente nella vita va temuto, dev’essere solamente compreso. Ora è tempo di comprendere di più, così possiamo temere di meno.” così diceva il premio Nobel per la fisica Marie Curie.

Parliamo francamente. Il più grande ostacolo all’uso dell’App IMMUNI è la sensazione di violazione della nostra privacy che un’applicazione di tracciamento offre.

Immuni nasce come app di tracciamento dei contatti interpersonali. E non potrebbe essere altrimenti dato che serve proprio a conservare i contatti fra persone. Se però riusciremo a comprenderne i meccanismi di base e gli aspetti tecnici del funzionamento dell’App Immuni, saremo in grado di  verificare la complessità del sistema e le garanzie che  in termini di privacy offre; così come riconosciuto da analisti ed esperti informatici.

Perchè salvare i contatti tra persone?

l’App Immuni ha due principali utilità. La prima è quella di avvisare l’utilizzatore di eventuali contatti con qualcuno che è poi risultato positivo al covid-19. La seconda di aiutare gli addetti ai lavori a ricostruire le catene di contagio, di individuare precocemente la nascita di nuovi focolai e di studiare la contagiosità e pericolosità del virus.

Come è facilmente intuibile tutti questi strumenti sono utili per vincere la guerra al covid-19 e consentire ai decisori politici di agire consapevolmente.

Capito cosa si propone di fare Immuni, analizziamo come lo fa.

Aspetti tecnici di funzionamento dell’App IMMUNI.

Per sapere se due persone, o più precisamente due dispositivi mobili in possesso dalle due persone, sono relativamente vicini, sostanzialmente si può verificare in due modi. Conoscendo la posizione geografica fra i due tramite il GPS o utilizzando un sensore di prossimità.

No al GPS

La soluzione GPS è stata immediatamente scartata per due importanti ragioni.

La prima per questioni di privacy: registrare la posizione geografica di ogni spostamento per poi identificare precisamente il luogo dove è avvenuto l’incontro con il Covid-19 positivo può mettere in difficoltà anche la più onesta e trasparente persona. In più il dispositivo GPS non funziona nei luoghi chiusi come uffici, abitazioni e metropolitane. Questo limite di funzionamento esclude dalla possibilità di tracciamento nella maggior parte dei luoghi dove è più probabile si verifichi il contagio.

Si al Bluetooth

Scartato il GPS per i motivi visti prima, la scelta degli sviluppatori si è orientata verso il dispositivo bluetooth convertito come sensore di prossimità.

Per intenderci il bluetooth è quel dispositivo di trasmissione dati senza fili che consente di utilizzare le cuffie wireless o il vivavoce al’interno delle automobili.

Il bluetooth è un dispositivo presente in tutti gli smartphone di ultima generazione anche se, fino ad ora, il suo utilizzo era differente.

In questa aspetto tecnico del funzionamento dell’app immuni risiede la geniale trovata degli sviluppatori della Bending Spoons, società tutta italiana di cui andare fieri.

Questo uso “innovativo” del bluetooth ha richiesto però una opportuna modifica dei sistemi operativi dei cellulari. Per questo motivo per far funzionare Immuni è necessario avere dei sistemi operativi aggiornati (vedi articolo “Come funziona l’App IMMUNI“).

Quando degli smatphone con Immuni “sentono” la loro vicinanza, perché riconoscono il segnale radio emesso dal bluetooth, l’applicazione registra l’informazione nella loro rispettive memorie.

Come avviene il proceso di monitoraggio?

Questo è un aspetto tecnico dell’App IMMUNI molto importate che ha orientato il governo a scegliere la soluzione di Bending Spoons rispetto alle altre proposte.

All’incirca ogni quindici minuti Immuni genera un numero identificativo (ID) sulla base di un codice univoco per ogni cellulare.

In questo modo diventa praticamente impossibile per un malintenzionato risalire da un ID ad uno specifico smartphone, garantendo cosi un altissimo grado di riservatezza.

Tramite un calcolo della potenza del segnale radio del bluetooth, con un buon grado di approssimazione, Immuni stima la distanza fra i dispositivi e la durata del contatto. Queste due informazioni sono molto importanti per stimare se l’avvicinamento a una persona che si è poi rivelata positiva possa aver procurato un contagio.

In questa fase del processo di monitoraggio non c’è nessuna condivisione di informazioni, perché non c’è alcuna trasmissione via internet di dati sensibili.

Come si genera l’allerta di contatto con un positivo?

Quando un soggetto viene avvisato da un operatore sanitario che è risultato positivo al Covid-19 gli verrà richiesto se ha usato l’app Immuni e, in caso di risposta positiva, verrà proposto di segnalare il suo caso.

Se si acconsente, e si spera che tutti lo facciano, l’operatore sanitario chiederà di leggere il codice di positività generato da Immuni. Chi provvede all’inserimento in piattaforma di questo codice è l’operatore sanitario accreditato, badiamo bene, l’inserimento viene fatto da personale terzo rispetto ai soggetti che utilizzano Immuni, in modo da garantire la veridicità dell’informazione e limitare gli errori.

A questo punto lo smartphone del soggetto positivo trasferirà alla piattaforma di gestione di Immuni, la lista degli ID generati nei ultimi quattordici giorni.

Questa lista degli ID positivi viene periodicamente verificata da ogni telefonino con Immuni installato, così che se l’app dovesse trovare una corrispondenza con gli ID memorizzati al proprio interno provvederà ad emettere una comunicazione nella quale avvisa dell’esistenza di un contatto con qualcuno risultato positivo e quindi potenzialmente contagioso.

Nessuno saprà mai chi è il contatto positivo ma, avvisati da Immuni, dell’esposizione si potranno adottare le precauzioni del caso e magari rivolgersi ad un medico o ad un centro sanitario.

La piattaforma di gestione dei dati è stata affidata ad una società di gestione statale, la SOGEI, di modo che il governo potesse avere un controllo diretto e garantire maggiormente la privacy e gli interessi degli utenti finali.

Considerazioni finali sul funzionamento di Immuni

L’analisi degli aspetti tecnici del funzionamento dell’App Immuni ci ha dato una visione chiara di quanto la tutela della privacy e sicurezza delle informazioni siano stati curati nella creazione dell’applicazione.

In aggiunta bisogna dire che il codice sorgente dell’applicativo è disponibile per il pubblico su github. Questo consente a chiunque di verificare la presenza di eventuali trucchi che consentono il furto di informazioni.

Quindi, Immuni sembra essere sicura, garantisce della privacy ed è molto utile per frenare la diffusione del covid-19. Quindi veramente non si riescono a comprendere molte delle polemiche che si registrano sui social o nei dibattiti pubblici. E’ vero che condividiamo qualche informazione sensibile, ma se stessimo attenti a quante altre volte lo facciamo e senza nemmeno accorgerci della loro quantità e qualità ci accorgeremmo che le critiche ad Immuni rasentano il ridicolo.

Soltanto chi non è iscritto in nessun social network, non ha mai taggato e geolocalizzato una foto con amici, non ha fatto acquisti online, non ha condiviso il percorso fatto di corsa o usato app di navigazione può con ragione sostenere che ha cura della propria privacy.

Vi siete mai chiesti perché nelle pubblicità vi consigliano i prodotti che più preferite, o vi propongono i brani musicali che più vi piacciono o ancora vi appare sul vostro navigatore il percorso con meno traffico ancor prima di impostare la destinazione? Se lo farete vi accorgerete che avete acconsentito più spesso di quanto crediate a cedere a società private i vostri dati più sensibili. Loro le usano e le scambiano, come concime per i loro affari.

Nel caso dell’app Immuni, il sacrificio di pochi dati condivisi ripaga abbondantemente i benefici che possiamo trarre personalmente e come collettività.

 

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Rocco Vincy

Analista/Programmatore e blogger, si occupa di sicurezza informatica e delle comunicazioni. Co-fondatore del sito/blog "BlogAmico" Telegram: @Rocco246

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