Il Reddito

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Il reddito d’impresa è l’incremento o il decremento che subisce il capitale in un determinato periodo di tempo in conseguenza della gestione.

Nel periodo in cui si svolge la gestione si può individuare un numero rilevante di intervalli di temporali, ad ognuno di essi, si può riferire una misura di reddito.

Il primo intervallo che si presta ad essere analizzato è quello che va dall’inizio alla fine della vita dell’impresa, definito come reddito totale d’impresa.

Il reddito totale è il risultato economico riferito a tutta la vita dell’impresa, dalla sua costituzione alla sua liquidazione.


Esso può essere determinato attraverso due metodologie:
1) il primo metodo è definito sintetico o statistico, il reddito totale si calcola attraverso la differenza tra il capitale finale (o di liquidazione) ed il capitale iniziale (o di costituzione), inoltre si devo verificare le seguenti condizioni:

  1. l’attività d’impresa è cessata;
  2. tutti i crediti sono stati incassati e tutti i debiti sono stati pagati;
  3. assenza di conferimenti o rimborsi di capitale proprio;
  4. assenza di distribuzione di utili;
  5. il capitale iniziale è stato interamente conferito in moneta.

Questo metodo è difficilmente applicabile, in quanto nel corso della gestione è improbabile che non si verifichino incrementi di capitale o distribuzione di utili. Quindi nel caso in cui ci sia stata la distribuzione di utile o incremento/decremento di capitale al risultato andrebbero sottratti gli apporti e aggiunti i prelevamenti.

2) Il secondo metodo è definito analitico o dinamico e consiste nel determinare il reddito totale attraverso un confronto fra tutti i ricavi e tutti i costi quantificati nel complessivo periodo di vita dell’impresa.

Esiste anche un terzo metodo, sempre definito analitico o dinamico, che a differenza del metodo precedente il reddito totale viene determinato attraverso la somma algebrica di tutte le entrate, con esclusione di quelle relative alla costituzione dell’impresa(es. i versamenti di capitale iniziale dei soci), e di tutte le uscite con esclusione della distribuzione dei dividendi ai soci. In realtà il questo terzo metodo porta allo stesso risultato del secondo, in quanto le entrate e le uscite totali non sono altro che gli eventi misuratori dei costi e dei ricavi totali.

Periodo amministrativo ed esercizio

I valori che sorgono dai fenomeni aziendali sono determinati con riferimento all’ipotesi che la durata di vita dell’impresa possa essere divisa in periodi amministrativi e che la gestione sia scindibile in esercizi.

Il periodo amministrativo è l’intervallo di tempo al quale sono riferite le operazioni poste in essere dall’azienda (per il principio della cosiddetta competenza temporale, detta anche manifestazione finanziaria dei valori); esso ha durata solitamente annuale.

L’esercizio, invece, designa una combinazione di processi produttivi, tra loro opportunamente correlati secondo il principio della competenza economica, svolti durante il periodo amministrativo al fine di determinare il reddito del periodo.

Spesso i due termini si usano come sinonimi.

La ripartizione della vita aziendale in periodi amministrativi e della gestione in esercizi è una mera convenzione.

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Il reddito d’esercizio

Il reddito di esercizio può essere inteso coma la variazione, positivo o negativa, che subisce il patrimonio netto di funzionamento per effetto della gestione svolta in un periodo amministrativo.

Metodi di calcolo del reddito di esercizio:

Il primo metodo sintetico o statistico, che consiste nel determinare il reddito totale di azienda attraverso la differenza tra capitale finale e capitale iniziale, presenta molteplici difficoltà di applicazione, in quanto mentre il valore del capitale iniziale ha le caratteristiche della certezza, in quanto è costituito dai conferimenti dei soci, i valori successivi di capitale al termine di ogni esercizio è costituito da elementi attivi e passivi il cui ammontare è il frutto di stime da parte del valutatore.

Pertanto si esclude che il reddito di esercizio possa determinarsi mediante il metodo sintetico.

Con il secondo metodo analitico o dinamico, il reddito viene determinato mediante il confronto tra i costi e ricavi relativi alle operazioni che hanno avuto compimento del periodo amministrativo, secondo il principio della competenza economica.

La determinazione analitica del reddito di esercizio comporta:

  • la valutazione della gestione in corso;
  • la correlazione dei costi dei fattori produttivi consumati ai ricavi realizzati;
  • la contabilizzazione dei valori che si trasformano da un periodo all’altro.

L’applicazione del principio dei competenza richiede l’identificazione, la misurazione e la correlazione dei costi e dei ricavi assegnabili all’esercizio.

Il principio di competenza si fonda su due postulati:

  1. il principio di realizzazione dei ricavi per il quale sono di competenza del periodo i ricavi finanziariamente conseguiti, per i quali sia stata effettuata da parte dell’impresa la relativa prestazione;
  2. il principio di inerenza dei costi per il quale,  fronte dei ricavi realizzati, cono considerati di competenza i costi che si reputano relativi alle prestazioni effettuate.

I costi e i ricavi relativi ai processi in corso di svolgimento non competono al periodo considerato e devono essere rinviati ai periodi futuri.

Per quanto riguarda i costi sono di competenza del medesimo periodo, i costi che soddisfano le seguenti condizioni:

  • per i beni e i servizi a fecondità semplice, quando esiste un’associazione causale diretta con i ricavi;
  • per i beni e i servizi a fecondità ripetuta c’è una ripartizione in quote del costo complessivo.

La valutazione del capitale di funzionamento è lo strumento necessario per trasferire i costi ed i ricavi dall’esercizio in cui hanno manifestazione finanziaria all’esercizio cui economicamente competono.

Il capitale di funzionamento alla fine di un dato periodo amministrativo è composto dall’insieme delle condizioni produttive in rimanenza per la produzione dei redditi futuri e dall’insieme dei finanziamenti che ne hanno consentito l’acquisizione.

Il capitale di funzionamento esprime il fondo astratto di valori, connesso con la gestione in corso di svolgimento all’epoca del bilancio, a disposizione dell’azienda per la produzione dei redditi dei futuri esercizi.

Il reddito di esercizio e il capitale di funzionamento sono due aspetti dello stesso fenomeno tenuto separato in considerazione del fattore tempo: la ricchezza aziendale. Infatti mentre il capitale di funzionamento esprime la ricchezza a disposizione dell’impresa in un dato istante per la produzione di beni e servizi, il reddito ne rappresenta la variazione in un determinato periodo di tempo.

Pertanto data una massa di costi e ricavi, quelli che non rientrano nel calcolo del reddito di esercizio, riguardano il calcolo del capitale di funzionamento e viceversa.

Calcolare il reddito mediante la differenza tra le entrate ed uscite finanziarie non si adatta alla determinazione del reddito di esercizio, a causa dei numerosi sfasamenti che si possono verificare tra i movimenti finanziari (entrate e uscite) ed i movimenti economici (costi e ricavi).

Anche se le entrate e le uscite misurano i ricavi ed i costi, nella realtà operano in tempi diversi e si presentano come sfasati, nel senso che il primo potrà avvenire in anticipo rispetto al secondo.

Pertanto sotto il profilo economico si possono presentare le seguenti circostanze:

  • Costi  o ricavi finanziariamente sostenuti o conseguiti nel periodo ma economicamente di competenza di esercizio successivi. In questo caso l’evento finanziario precede quello economico e si incorre nella fattispecie dei risconti attivi o passivi:
    • i risconti attivi e passivi sono quote, rispettivamente, di costi e di ricavi per i quali si sono verificate le variazioni finanziarie ma che competono ad esercizi successivi;
    • rappresentano elementi di rettifica del reddito di esercizio, in quanto sottraggono alla formazione dello stesso quote di costi e di ricavi non riferibili ad esso;
    • rappresentano elementi attivi o passivi del capitale.
  • Costi o ricavi imputabili per competenza all’esercizio in chiusure ma per i quali non è intervenuta nessuna variazione finanziaria. In questo caso l’evento economico precede quello finanziario e si ricorre nella fattispecie dei ratei attivi o passivi:
    • i ratei attivi e passivi sono entrate e uscite finanziarie che misurano, rispettivamente, quote di ricavi e di costi di competenza economica dell’esercizio in chiusura;
    • i ratei misurano elementi integrativi del reddito di periodo;
    • integrano il reddito con quote di costi e di ricavi di competenza;
    • integrano la composizione del capitale attraverso l’inserimento di entrate ed uscite presunte.

Il reddito di esercizio viene quindi determinato come differenza tra i ricavi ed i costi relativi ai processi produttivi che hanno avuto compimento nel corrispondente periodo amministrativo, secondo i principi della realizzazione economica dei ricavi e della correlazione economica dei costi.

In virtù del principio di realizzazione, i ricavi si considerano realizzati (cioè maturati) quando si ritengono conclusi i processi produttivi che li hanno generati.

Regole particolari riguardano la rilevazione dei ricavi relativi a commesse a lungo termine, cioè a contratti relativi a beni, il cui processo produttivo eccede l’anno. Per tali contratti i ricavi dovrebbero essere riconosciuti in base allo stato di avanzamento dei lavori.

Il principio di correlazione economica dei costi prevede che ai ricavi di esercizio debbano essere commisurati i relativi costi, indipendentemente dalla loro manifestazione finanziaria(passata, presente, futura) a dal momento di contabilizzazione.

I costi non correlabili a ricavi, presenti o futuri, sono di competenza dell’esercizio nel quale trovano manifestazione.

La determinazione analitica del reddito di esercizio richiede che siano consegnati alla competenza futura i costi ed i ricavi relativi ai processi produttivi in corso e che siano anticipati all’esercizio in chiusura i costi ed i ricavi connessi alla gestione in corso ma di futura manifestazione.

Si deve fare esclusivo riferimento al periodo di maturazione economica dei costi e dei ricavi, prescindendo dal momento puntuale di riferimento costituito dalla manifestazione finanziaria dell’operazione.

In definitiva, alla formazione del reddito di esercizio vengono fatti partecipare i seguenti componenti positivi e negativi:

  • costi e ricavi di competenza dell’esercizio, con manifestazione finanziaria nel passato(costi e ricavi provenienti dal passato o rimanenze iniziali attive e passive);
  • costi e ricavi di competenza dell’esercizio, con manifestazione finanziaria nell’esercizio(costi  ricavi finanziariamente misurati nell’esercizio);
  • costi e ricavi di competenza dell’esercizio, con manifestazione finanziaria nel futuro(costi e ricavi presunti o a manifestazione finanziaria differita);
  • costi e ricavi di competenza futura, con manifestazione finanziaria nell’esercizio (costi e ricavi da rinviare al futuro o rimanenze finali attive e passive);

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La classificazione dei costi e dei ricavi ai fini della determinazione del reddito di esercizio

I costi ed i ricavi che vengono rilevati nel corso dell’esercizio in relazione ad atti di scambio monetario con terze economie, in sede di redazione del prospetto del reddito di esercizio, si suddividono in:

  • costi e ricavi misurati nell’esercizio;
  • costi e ricavi sospesi o pluriennali;
  • costi e ricavi presunti finali;

costi ed i ricavi misurati nell’esercizio sono quei componenti di reddito che si fanno partecipare direttamente alla determinazione del reddito dell’esercizio in corso del quale sono stati misurati.

Si tratta di costi di acquisto di materie, semilavorati e merci, di salari e stipendi, di costi per prestazioni di servizio, di costi per godimento di beni di tezi, di ricavi di vendita dei beni e servizi prodotti, di oneri finanziari, di proventi finanziari ecc.

costi e i ricavi sospesi finali sono componenti di reddito che hanno avuto manifestazione finanziaria nel periodo in corso, ma imputabili in tutto o in parte alle gestioni future.

costi sospesi finali (costi temporaneamente senza ricavi) sono l’espressione di costi esclusi dalla formazione del reddito e rinviati a carico economico dell’esercizio successivo o di esercizi successivi nel rispetto del principio di correlazione. Detti costi da rinviare al futuro si definiscono rimanenze finali attivi o risconti attivi.

ricavi sospesi finali (ricavi temporaneamente senza costi) sono l’espressione di ricavi esclusi dalla formazione del reddito e rinviati a beneficio economico dell’esercizio successivo o di esercizi successivi nel rispetto dei principi della correlazione e della prudenza. Detti ricavi da rinviare al futuro si definiscono anche rimanenze finali passive o risconti passivi.

costi ed i ricavi sospesi si definiscono pluriennali quando si riferiscono a quei componenti di reddito che partecipano alla formazione del reddito di più esercizi.

costi pluriennali si riferiscono alle immobilizzazioni materiale e immateriali che, per loro natura, partecipano alla produzione economica di più di esercizi.

ricavi pluriennali si riferiscono a proventi percepiti anticipatamente in relazione ad operazioni di lungo periodo e, per loro natura da ripartirsi tra gli esercizi interessati.

costi e i ricavi presunti finali, o a manifestazione finanziaria differita, sono componenti di reddito che avranno manifestazione finanziaria in futura ma che economicamente sono ritenuti di competenza dell’esercizio in chiusura.

La partecipazione dei costi e ricavi presunti finali alla formazione del reddito avviene attraverso l’inserimento dei cosiddetti valori finanziari presunti o ratei attivi e passivi. 

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Classificazione dei costi

I costi esprimono delle variazioni economiche negative; essi corrispondono alla ricchezza che viene consumata nello svolgimento del processo produttivo.

A seconda della loro origine contabile, i costi vengono classificati come segue:

  1. costi pluriennali: sono sostenuti per l’acquisto delle immobilizzazioni materiali e immateriali, cioè di quei componenti attivi del capitale di funzionamento che cedono la loro utilità produttiva in più periodi amministrativi;
  2. costi riguardanti le materie e le merci: si tratta di costi sostenuti per l’acquisto delle materie e delle merci;
  3. costi di prestazione di lavoro subordinato: sono costi sopportati dall’azienda per il proprio personale;
  4. costi per la prestazione di servizi: sono i costi che solitamente vengono compresi nelle voci denominate spese generali di amministrazione e spese generali di vendita.
  5. costi finanziari: sono i costi sopportati per reperire finanziamenti a titolo di debito a breve, medio e lungo termine.
  6. costi tributari: sono i costi pagati per imposte e tasse.

I ricavi esprimono delle variazioni economiche positive; essi corrispondono a ricchezza che viene creata grazie allo svolgimento del procedimento produttivo.

Con riferimento all’origine contabile, i ricavi si classificano in:

  1. ricavi riguardanti prodotti e merci: sono ricavi conseguiti come contropartita di prodotti o merci vendute;
  2. ricavi finanziari: sono ricavi provenienti da finanziamenti a breve, medio e lungo termine concessi a terzi (finanziamenti attivi);
  3. proventi vari: sono proventi di varia natura come proventi immobiliari, dividendi su partecipazioni, proventi per royalties ecc.
  4. disinvestimento di beni strumentali: sono ricavi che si conseguono da operazioni straordinarie di vendita, sostituzione o rinnovo di automezzi, fabbricati, macchinari e altri beni strumentali.

Reddito minimo o normale

Affinché la gestione dell’azienda sia in posizione di equilibrio economico, è necessario che il flusso dei ricavi sia tale da coprire il flusso dei costi correlativi e da lasciare un margine per una remunerazione adeguata al capitale di rischio vincolato al funzionamento aziendale (cd. reddito minimo o normale).

Il reddito minimo o normale deve comprende i seguenti quatto elementi:

  1. l’interesse a titolo di compenso per la messa a disposizione del capitale di rischio;
  2. i fattori produttivi figurativi, ossia i fattori gratuiti eventualmente impiegati nella produzione, per i quali l’azienda non ha registrato uscite monetarie e non ha quindi rilevato alcun costo;
  3. il compenso dell’imprenditore e di tutti coloro che collaborano nella gestione dell’azienda, senza ricevere alcuna remunerazione;
  4. la quota per lo sviluppo dell’impresa da accantonare per garantire la sopravvivenza in sintonia con le tendenze dell’ambiente in cui vive.

I quattro elementi sopra elencati sono denominati anche costi figurativi.

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Analista/Programmatore e blogger, si occupa di sicurezza informatica e delle comunicazioni.
Ideatore e fondatore del sito/blog “BlogAmico”