La gestione

Economia Aziendale - La Gestione

La gestione è l’insieme coordinato di operazioni (od anche scelte economiche) svolte dall’azienda nel corso della sua vita per raggiungere il fine che il soggetto economico ha stabilito.

Rientrano nella gestione gli atti coscientemente voluti e condotti dagli organi aziendali (fatti di gestione voluti), mentre sono dichiarati estranei i fenomeni accidentali(furti, incendi ecc.) capaci di determinare l’insorgenza di lucri e perdite(fatti estranei alla gestione).

Ogni azienda è caratterizzata da elementi specifici dipendenti dal settore di appartenenza, dalla filosofia aziendale ecc. Tuttavia è possibile individuare e riconoscere tre processi elementari e tipici comuni, che sono:

  • la provvista, è il momento iniziale dell’attività di gestione che si esplica nel procacciamento dei beni e dei servizi di cui necessita l’impresa per svolgere le sue attività. Sono gli atti di acquisto di fattori produttivi, nei quali l’impresa cede mezzi monetari per ottenere ciò che è utile per la sua attività;
  • la trasformazione, è un processo in cui i beni ed i servizi si trasformano fisicamente, mutando le loro caratteristiche qualitative. Per alcune imprese, come le imprese mercantili, la trasformazione non è fisica ma è solo una trasformazione nello spazio e nel tempo;
  • lo scambio, è il processo conclusivo dell’attività di gestione, dove l’impresa cede le merci, i prodotti finiti ed i servizi in cambio di un corrispettivo.

Si definiscono fattori produttivi tutti quei beni e servizi che si acquistano sul mercato dei capitali e che si utilizzano all’interno della combinazione produttiva.

Le operazioni di gestione possono essere considerate sotto due aspetti distinti.

Il primo aspetto, definito finanziario, considera i mutamenti e le variazioni che le operazioni aziendali causano nei mezzi monetari, cioè nel denaro disponibile e nei suoi mezzi sostitutivi (crediti e debiti). I fenomeni di gestione possono comportare o incrementi o riduzioni dei mezzi monetari: all’incremento si dà il nome di entrate, mentre alla diminuzione si dà il nome di uscite.

Il secondo aspetto, definito lucrativo o economico, prende in considerazione lo scopo di lucro dell’impresa. Sotto l’aspetto economico, i fenomeni di gestione possono originare elementi negativi o elementi positivi rispetto alla creazione di ricchezza, cioè possono presentarsi sotto la specie dei costi ovvero sotto la specie dei ricavi.

La relazione che intercorre tra i due aspetti è una relazione di misurazione: la misurazione degli eventi economici viene effettuata attraverso i valori finanziari, per cui il costo viene misurato dall’uscita, così come il ricavo viene misurato dall’entrata.

La gestione per funzioni

La gestione può essere definita come un processo strategico che consiste nell’assunzione di decisioni concernenti l’amministrazione di diverse aree funzionali.

Gestire significa governare, significa cioè amministrare i vari aspetti in cui si estrinseca l’attività dell’azienda e, soprattutto, assicurale la sopravvivenza e lo sviluppo mediante la creazione di equilibri economici, patrimoniali e finanziari.

La gestione può essere interpretata come un processo unitario scomponibile in tre macroaree funzionali:

  • le funzioni operative primarie;
  • le funzioni di supporto;
  • le funzioni ausiliarie.

Le funzioni operative primarie sono rappresentate dalla produzione, dalla vendita e dalla finanza:

  • la gestione della produzione riguarda il processo di trasformazione dei beni, cioè le operazioni mediante le quali le risorse acquisite dall’impresa sono tramutate in prodotti finiti da collocare sul mercato;
  • la gestione di vendita e commerciale che si occupa di piazzare sul mercato i propri prodotti e servizi; la quale a sua volta si articola in varie funzioni che sono l’analisi del mercato, la programmazione dei prodotti, promozione ed esecuzione della vendita;
  • la gestione finanziaria, definita come il complesso di decisioni ed operazioni volte a reperire e ad impiegare il capitale dell’impresa. Essa si propone il raggiungimento di tre tipi di equilibri:
    • l’equilibrio economico tra i ricavi e i costi, dove i ricavi devono essere tali da coprire i costi e generare un profitto;
    • l’equilibrio patrimoniale tra gli impieghi e le fonti di finanziamento, affinché gli investimenti e gli impieghi di capitale in genere abbiano la giusta copertura e la struttura patrimoniale dell’impresa possa definirsi solida;
    • l’equilibrio finanziario che riguarda le entrate e le uscite di cassa (flusso di cassa o cash flow) il cui fine è quello di preservare la liquidità.

Le funzioni di supporto guardano:

  • la gestione degli approvvigionamenti, consistente in quel complesso di attività svolte per assicurare la regolare disponibilità dei beni e dei servizi necessari per lo svolgimento delle funzioni dell’impresa;
  • la gestione delle risorse umane, riguarda la gestione del personale
  • la gestione dell’attività di ricerca e sviluppo.

Mentre sono funzioni di gestione ausiliare il trasporto dei prodotti, la distribuzione commerciale, la manutenzione degli impianti e delle attrezzature, la pubblicità.

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Le operazioni di gestione interna ed esterna

I fatti di gestione si distinguono, per esigenze di studio, in fatti esterni o di scambio ed in fatti interni o di produzione tecnica.

fatti di interna gestione riguardano l’impiego dei fattori produttivi al fine di ottenere i beni e servizi da collocare sul mercato.

fatti di esterna gestione si concretizzano in negoziazioni con terzi, clienti e fornitori, al fine di reperire i fattori produttivi e di collocare sul mercato i beni ed i servizi ottenuti.

Le operazioni di finanziamento, di investimento e di disinvestimento vengono considerate operazioni di gestione esterna, mentre le operazioni che riguardano la fase di trasformazione tecnica-economica sono considerate operazioni di gestione interna.

Entrambe le categorie sono le cause economiche elementari della variazione del capitale di funzionamento e di conseguenza influiscono sul reddito.

I fatti di interna gestione, presto o tardi si riflettono sui fatti di esterna gestione.

Le operazioni di gestione comportano flussi economici (sostenimento di costi e conseguimento di ricavi) e flussi finanziari (variazioni di cassa, di crediti e debiti) che si contrappongono ai flussi fisici (movimento di beni e servizi) che sono alla base dello svolgimento del processo di gestione.

I flussi fisici connessi con le operazioni di acquisizione dei fattori produttivi esprimono degli investimenti, cioè impieghi di mezzi finanziari in beni e servizi da impiegare nell’attività aziendale.

I flussi fisici che si collegano alle vendite di beni e alle prestazioni di servizi determinano dei disinvestimenti, ossia il ritorno in forma monetaria dei fattori produttivi consumati nella realizzazione della produzione.

In definitiva, lo svolgimento del processo produttivo si sviluppa secondo un percorso in sui si realizza una costante rotazione tra mezzi finanziari e mezzi economici. I mezzi finanzieri iniziali si convertono dapprima in mezzi economici, i quali a loro volta si riconvertono, alla fine del ciclo, in mezzi finanziari.

La rotazione, se rispettosa dei canoni della corretta amministrazione, dovrebbe favorire l’incremento dei mezzi a disposizione e il conseguimento di risultati economici positivi.

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Le operazioni aziendali. Il ciclo della produzione

La gestione è caratterizzata da un continuo intreccio di cicli tecnici, economici, finanziari e monetari. Con il termine ciclo si intende quel fenomeno destinato a rinnovarsi nel tempo.

Il ciclo tecnico è costituito dal periodo di tempo che intercorre tra il momento in cui inizia il processo di lavorazione e il momento in cui termina con l’ottenimento di beni e servizi da collocare sul mercato.

Il ciclo economico è costituito dal periodo di tempo compreso fra l’acquisizione dei fattori produttivi(sostenimento di costi) alla vendita dei beni e servizi ottenuti(conseguimento dei ricavi).

Il ciclo finanziario si apre con il sorgere dei debiti di regolamanto originati dalle operazioni di acquisto dei fattori produttivi e si chiude con il sorgere dei crediti di regolamento connessi alle operazioni di vendita dei beni e servizi ottenuti.

Il ciclo montario o ciclo di cassa è costituito dal periodo di tempo che va dal pagamento dei fattori produttivi acquisiti (uscita monetaria) alla riscossione dei ricavi di vendita dei beni e servizi ottenuti (entrata monetaria).

Come già accennato in precedenza l’attività produttiva dell’azienda è caratterizzata da tre momenti tipici:

  • acquisizione dei fattori produttivi, che avviene generalmente attraverso la cessione di risorse monetarie disponibili a fronte di investimenti in beni e servizi finalizzati ad attivare e svolgere la combinazione produttiva;
  • attivazione della combinazione produttiva, intesa come complesso di operazioni con natura, intensità e complessità diverse, attraverso cui si utilizzano i fattori produttivi per realizzare i beni e i servizi oggetto dell’attività produttiva;
  • collocamento dei prodotti finiti sui diversi mercati di sbocco con conseguente recupero dei mezzi monetari precedentemente investiti.

Si definiscono fattori produttivi tutti i beni ed i servizi che si acquistano sui mercati e si utilizzano all’interno della combinazione produttiva per rendere possibile l’ottenimento dei prodotti.

L’operazione di acquisizione dei fattori produttivi richiede necessariamente la disponibilità dei mezzi monetari. La reperibilità dei mezzi monetari è garantita dall’esistenza del mercato dei capitali dove si incontrano la domanda e l’offerta di denaro o di altri strumenti di pagamento.

I mezzi monetari possono essere attinti attraverso fonti di finanziamento di capitale proprio, direttamente dal titolare o socio dell’azienda, o attraverso fonti di finanziamento a titolo di capitale di credito.

Indipendentemente dalle modalità di finanziamento l’attività produttiva non può essere concepita se non in modo integrato con l’attività di acquisizione dei mezzi monetari, necessari per attivarla e alimentarla.

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I fattori produttivi a fecondità semplice e a fecondità ripetuta

I fattori produttivi possono essere distinti in vari modi (ad esempio in base alla consistenza fisica in materiali e immateriali, al loro grado di rendimento ecc.), ma la distinzione più rilevante è sulla base della modalità di partecipazione nel processo produttivo ed al recupero dei mezzi monetari investiti nei fattori stessi.

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Si distinguono due categorie di fattori produttivi:

  1. i fattori produttivi a fecondità semplice;
  2. i fattori produttivi a fecondità ripetuta.

fattori produttivi a fecondità semplice sono quei fattori che esauriscono la loro utilità in un unico ciclo produttivo, ovvero cedono la loro utilità nell’ambito del singolo processo produttivo.

Il recupero dei mezzi monetari investiti nel loro acquisto è affidato alla vendita del prodotto ottenuto, per il quale il fattore produttivo ha ceduto completamente la sua utilità.

fattori produttivi a fecondità ripetuta, invece, cedono la loro utilità produttiva in più cicli produttivi ai quali partecipano, mantenendo inalterate le proprie caratteristiche tecniche.

I fattori produttivi a fecondità ripetuta (tipicamente beni immobili, impianti, ma anche beni immateriali come brevetti e opere di ingegno), per le loro caratteristiche, hanno un’incidenza notevole sul circuito della produzione, considerando che il loro utilizzo si protrae per un considerevole arco temporale.

L’utilità economica di tali fattori non necessariamente si estende fino al tempo limite della loro durata, ma dovranno essere dismessi nel momento in cui diventano obsoleti, anche se perfettamente funzionanti sotto il profilo tecnologico. Il fenomeno di superamento economico è noto come obsolescenza.

I fattori produttivi diventano obsoleti quando:

  • il progresso tecnologico ha reso possibile progettare e realizzare sistemi produttivi di qualità superiore;
  • le imprese concorrenti impiegano tecnologie superiori e sono in grado di offrire prodotti di qualità superiore al medesimo prezzo o addirittura più basso.

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Il circuito dei finanziamenti attinti e concessi

I mezzi monetari necessari per acquisire i fattori produttivi possono essere reperiti nel mercato dei capitali secondo due modalità:

  • a titolo di capitale di proprietà conferito;
  • a titolo di capitale di prestito.

Nel primo caso il titolare o i soci conferiscono, senza obblighi temporali di restituzione, i mezzi monetari che si ritegono vincolati in modo permanente all’impresa e che verranno restituiti alla proprietà solo quando risultino esuberanti oppure si decida di cessare l’attività.

Qualora la struttura finanziaria lo richieda, può rendersi necessario attingere risorse monetarie da terzi finanziatori. In questo caso si parla di finanziamento attinto a titolo di capitale di prestito, ossia di acquisto di mezzi monetari con vincolo di indebitamento, attraverso contratti di finanziamento che definiscono condizioni e modalità operative del prestito.

Il capitale di prestito presenta le seguenti caratteristiche:

  • deve essere rimborsato secondo obblighi ben precisi;
  • deve essere remunerato in base ad un tasso di interesse contrattuale;
  • è soggetto a rischio generale d’impresa in modo indiretto e limitato, in quanto il prestito diventa inesigibile qualora l’impresa dovesse trovarsi in uno stato di insolvenza con perdite gestionali che assorbono tutto il capitale di proprietà.

Infine l’impresa può porre in essere contratti di finanziamento attraverso i quali concede a terzi, per un determinato periodo di tempo e a definite condizioni e modalità operative, una certa somma di denaro. In questo caso si parla di concessione di finanziamento a terzi.

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Debiti e crediti di funzionamento

Nella prassi operativa delle aziende si verifica spesso che le uscite o le entrate di denaro possono essere temporaneamente sostituite da impegni a pagare(debiti) o da diritti a riscuotere (crediti).

Tali crediti o debiti vengono definiti di regolamento o funzionamento o commerciali e sono valori che sostituiscono temporaneamente le uscite e le entrate di denaro nel regolamento degli scambi monetari con terze economie.

L’acquisto di fattori produttivi può essere regolato direttamente mediante il pagamento in contanti, oppure mediante la cessione di un debito di funzionamento.

I debiti di funzionamento sono quelli che traggono origine dalla dilazione di pagamento ottenute dai fornitori di fattori produttivi. Essi sorgono per sostituire temporaneamente le uscite di denaro e sono generalmente ad onerosità implicità, nel senso che non esiste un tasso di interesse esplicito, ma la remunerazione è compresa nel prezzo pattuito con il fornitore.

Allo stesso modo, la vendita di prodotti può essere regolata direttamente attraverso un incasso in contanti, oppure mediante la concessione di un credito di funzionamento.

I crediti di funzionamento sono quelli che sorgono nei confronti dei clienti per effetto delle vendita di beni e servizi con pagamento dilazionato. Sorgono per sostituire temporaneamente le entrate di denaro e sono generalmente ad onerosità implicita.

I crediti ed i debiti di funzionamento vanno rigorosamente distinti dai crediti e debiti di finanziamento o di prestito che sono invece valori che sorgono per effetto della negoziazione di denaro.

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Il fabbisogno finanziario e le modalità di copertura

Il circuito degli investimenti si attiva e si alimenta solo se esiste un equilibrio tra il flusso dei recuperi ed il flusso degli investimenti.

Il fabbisogno di finanziamento di un impresa è strettamente correlato al flusso dei recuperi ed è costituito dall’entità dei mezzi monetari necessari per alimentare gli investimenti, in aggiunta ai mezzi che si rendono disponibili attraverso il flusso dei mezzi monetari recuperati.

Il fabbisogno di finanziamento complessivo viene determinato nell’ammontare pari al totale degli investimenti programmati in un preciso arco temporale.

Mentre il fabbisogno finanziario residuale è pari all’ammontare totale degli investimenti programmati in un periodo al netto dei mezzi monetari che il circuito degli investimenti riconsegna alla disponibilità dell’impresa attraverso il conseguimento dei ricavi.

In ogni impresa, il complessivo fabbisogno dei mezzi finanziari può essere astrattamente suddiviso in due quote:

  • fabbisogno finanziario durevole;
  • fabbisogno finanziario variabile.

Il fabbisogno finanziario durevole è determinato dagli investimenti in immobilizzazioni e dai suddetti impieghi in circolante permanente.

Il fabbisogno finanziario variabile è determinato dagli impieghi di capitali che sono destinati a ritornare in forma monetaria nel breve periodo.

Le fonti di copertura del fabbisogno finanziario sono:

  1. risparmio di impresa: è rappresentato dagli utili netti conseguiti dall’impresa, al netto degli utili distribuiti;
  2. autofinanziamento: è un processo attraverso il quale un’azienda riesce a soddisfare il proprio fabbisogno finanziario senza ricorrere a fonti esterne per ottenere mezzi monetari a titolo di capitale proprio o di prestito;
  3. finanziamenti esterni a titolo di capitale proprio (es. emissione di azioni ordinarie, emissione di azioni privilegiate ecc.)
  4. finanziamenti esterni a titolo di capitale debito a breve o a medio-lungo termine.

Il sistema degli investimenti ed il sistema delle fonti di finanziamento, considerati unitariamente, danno luogo alla struttura finanziaria.

Una struttura finanziaria può considerarsi equilibrata quando sono soddisfatte le seguenti condizioni:

  • Il rapporto tra capitale di debito e capitale proprio assume valori oscillanti intorno a 1;
  • il fabbisogno finanziario durevole è soddisfatto con fonti permanenti (capitale proprio e prestiti a medio-lungo termine), mentre il fabbisogno finanziario di natura temporanea è coperto con fonti di breve periodo.

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Condizioni di economicità delle aziende di produzione

L’economicità aziendale indica la capacità dell’impresa di conseguire nel medio-lungo periodo un flusso di ricavi tale da garantire la copertura di tutti i costi sostenuti, ivi compresa una congrua remunerazione del capitale proprio vincolato al funzionamento aziendale.

Tale concetto può essere articolato in una serie di condizioni:

  • l’autosufficienza economica, indica l’attitudine dell’impresa a realizzare una soddisfacente relazione tra costi e ricavi;
  • efficacia nel proseguimento degli obiettivi assegnati ;
  • efficienza nei processi produttivi;
  • equilibrio finanziario, da cui discende quello monetario, richiede un adeguato bilanciamento tra i diversi tipi di fabbisogni finanziari e le correlate fonti di copertura, nel breve e nel medio-lungo termine;
  • l’equilibrio monetario esprime l’attitudine dell’impresa di far fronte in ogni istante della sua vita, agli impegni di pagamento cui è tenuta con le risorse monetarie di cui dispone.

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La classificazione delle operazioni per aree gestionali

Le operazioni in cui si esplica la gestione aziendale si possono dividere idealmente in cinque comparti:

  1. operazioni di gestione caratteristica o tipica;
  2. operazioni di gestione patrimoniale o atipica o accessoria;
  3. operazioni di gestione finanziaria;
  4. operazioni di gestione straordinaria;
  5. operazioni di gestione tributaria.

La gestione tipica comprende l’insieme delle operazioni che identificano la funzione economica-tecnica in senso stretto di ciascuna azienda. Nelle imprese industriali, ad esempio, la gestione tipica comprende: l’acquisto di materie prime, di impianti e di macchine, la trasformazione merceologica, la vendita dei beni prodotti.

La gestione patrimoniale (o atipica o accessoria) identifica l’insieme di operazioni da cui promanano redditi addizionali respetto a quelli della gestione caratteristica, mediante l’investimento di risorse finanziarie non impiegabili nelle attività principale. Tra i componenti di reddito provenienti dalla gestione patriomoniale possiamo evidenziare i proventi di investimenti immobiliari, interessi su titoli, dividendi supartecipazioni ecc.

La gestione finanziaria riguarda le operazioni relative all’acquisizione, alla remunerazione e al rimborso dei finanziamenti che vengono utilizzati per coprire il fabbisogno finanziario aziendale.

La gestione straordinaria riguarda tutti quei fenomeni estranei alla gestione, in quanto non voluti e non predeterminati dal soggetto economico d’azienda ma del tutto accidentali come, ad esempio, furti, incendi, vincite alla lotteria ecc. Essa è costituita dall’insieme delle operazioni che presentano la caratteristica di non ripetibilità, eccezionalità, di non controllabilità e di generare valori non di esclusiva competenza dell’esercizio.

La gestione fiscale si ricollega alle norme fiscali in tema di imposte sul reddito dell’esercizio. I principali componenti di questo comparto sono rappresentati dalle imposte di esercizio e dagli accantonamenti al fondo imposte.

I comparti di gestione menzionati definiscono altrettanti risultati intermedi che evidenziano i fattori da cui scaturisce il reddito dell’azienda e forniscono una significativa base informativa per l’esame dell’economicità aziendale.

Il reddito netto di esercizio può essere quindi così scoposto:

(+) Ricavi caratteristici netti

(-) Costi inerenti l’attività caratteristica

(=) Risultato operativo caratteristico

(+) Proventi netti della gestione patrimoniale o accessoria

(=) Risultato operativo aziendale

(-) Oneri finanziari

(=) Risultato lordo di competenza

(+/-) Risultato della gestione straordinaria

(=) Risultato ante imposte

(-) Imposte sul reddito

(=) Risultato netto di esercizio

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Analista/Programmatore e blogger, si occupa di sicurezza informatica e delle comunicazioni.
Ideatore e fondatore del sito/blog “BlogAmico”