L’Azienda

Definizione – Origini ed evoluzione

L’uomo avverte, durante tutta la vita, una serie di bisogni sia materiali che spirituali per soddisfare i quali deve procurarsi beni e servizi.

Dal bisogno ha origine l’attività economica, cioè l’attività pratica svolta dall’uomo per procurarsi i mezzi necessari (beni e servizi) che servono a rendere massimo il soddisfacimento dei bisogni.

Nel tempo, però col crescere dei bisogni, l’uomo non è stato più in grado di procurarsi da solo i beni e i servizi che gli occorrevano, per cui sono sorti complessi organizzati capaci di svolgere un’attività economica che va ben oltre le possibilità dei singoli individui e ai quali si da il nome di “azienda”.

L’azienda è, dunque, un insieme di persone e di beni che, attraverso una serie coordinata di operazioni, mira al soddisfacimento dei bisogni umani.

Le persone si aggregano con diverse forme e modalità nella società per perseguire determinati fini, quando si danno regole di comportamento e si presentano con una struttura autonoma si possono definire veri e propri istituti. Essi per perseguire i propri fini svolgono un’attività economica che consiste nell’acquisizione, consumo ed erogazione di beni e servizi economici.

Gli istituti con rilevante attività economica sono: le famiglie, le imprese, la pubblica amministrazione.

L’azienda è l’ordine economico con cui si sviluppano le attività economiche degli istituti.

Le aziende sebbene siano molto diverse tra loro, hanno dei tratti comuni, ossia ogni azienda, indipendentemente dalle dimensioni e dal tipo di attività svolta è caratterizzata da una serie di elementi costitutivi:

  • struttura organizzata destinata a durare nel tempo;
  • persone che forniscono all’azienda le proprie energie lavorative o altre risorse necessarie allo svolgimento dell’attività;
  • beni economici, materiali o immateriali, che sono impiegati nei processi di produzione o consumo;
  • operazioni compiute per il conseguimento dei fini aziendali;
  • il fine che consiste nel soddisfacimento diretto o indiretto dei bisogni umani;

Gli elementi costitutivi dell’azienda sono fra loro collegati e coordinati in modo da concorrere al raggiungimento di uno scopo. Partendo dalla teoria dei sistemi, che definisce il sistema come un insieme di elementi, materiali ed immateriali, legati da un reciproco nesso di relazioni e tra loro coordinati e unitariamente integrati, per il raggiungimento di un obiettivo comune;quindi l’azienda può essere qualificata anche come un sistema.

Più precisamente, l’azienda è un sistema di forze economiche che realizza, nell’ambiente di cui è parte complementare, in condizioni di autonomia e di durabilità, un’attività economica consistente in un processo di produzione e di distribuzione della ricchezza, a favore del soggetto aziendale e di altre collettività di riferimento.

Il sistema azienda ha le seguenti caratteristiche:

  • è un sistema aperto, in quanto interagisce con l’ambiente esterno, il macrosistema di cui ne è parte. Infatti entra in relazione con il mercato dei fattori produttivi per reperire le risorse necessarie alla sua attività e con i mercati sbocco dove cede i sui prodotti e servizi;
  • è un sistema dinamico in quanto è influenzato dall’ambiente esterno e quindi deve continuamente adattarsi ai cambiamenti per poter sopravvivere;
  • è un sistema cibernetico perché dotato di meccanismi di controllo in grado di verificare se le azioni svolte sono congrue agli obbiettivi e di conseguenza adoperare opportune azioni correttive;
  • è un sistema complesso per la molteplicità e variabilità dei suoi elementi e delle relazioni dinamiche che si instaurano fra essi.

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I soggetti aziendali

Le figure centrali per la vita dell’azienda in tutte le sue forme ed espressioni economiche sono il soggetto giuridico e il soggetto economico.

Il Soggetto Giuridico, è la persona fisica o giuridica che rappresenta giuridicamente l’azienda, a cui fanno capo, per legge, i diritti e gli obblighi che nascono dalla costituzione dell’azienda e dal suo esercizio.

Nelle imprese individuali è rappresentato dall’imprenditore, nelle società di persone è rappresentato dai soci, mentre nelle società di capitali è la società stessa in quanto dotata di personalità giuridica.

Il Soggetto Economico è la persona o il gruppo di persone che di fatto detengono il potere volitivo in azienda attraverso il quale determinano gli indirizzi di fondo della gestione, prendono le decisioni strategiche, individuano gli obiettivi generali e le attività per realizzarli.

Il soggetto economico coincide con chi governa l’azienda, nel senso di conduzione e amministrazione, diretta o indiretta ed è il soggetto nel cui prevalente interesse viene svolta l’attività economica.

Per far ciò il soggetto economico deve:

  1. disporre del potere sufficiente per imporre la propria volontà;
  2. avere competenze manageriali;
  3. avere la volontà di governarla.

Il soggetto economico è sempre individuabile in una persona fisica, di solito nell’impresa individuale è il proprietario; nelle società di persone e nelle società di capitali sono i soci, sempre che si abbia la volontà di governarla, le competenze necessarie e la maggioranza dei voti in assemblea.

Nelle aziende di piccole dimensioni dove l’attività aziendale è svolta in via individuale, il titolare è al tempo stesso soggetto giuridico ed economico: assume diritti ed obbligazioni derivanti dallo svolgimento dell’attività economica, rispondendo con il proprio patrimonio personale, oltre che con la ricchezza apportata in azienda.

Nelle società di persone la legge assegna ai soci la piena responsabilità, pieno diritto di governare l’azienda e di conseguenza un rischio patrimoniale illimitato. I soci assumo di fronte ai terzi responsabilità illimitata e solidale tale per cui a fronte ad obbligazioni sociali risponde non solo la società con il proprio patrimonio, ma in caso di non capienza, anche la persona associata con il proprio patrimonio personale, in conseguenza del vincolo di solidarietà che lega i differenti soci. Anche in questo caso si assiste ad una sostanziale coincidenza tra soggetto giuridico e soggetto economico.{loadmodule mod_ads_elite,Annunci link}

Mentre nelle società di capitali si dà vita ad un’entità giuridica distinta e separata dai soci, con responsabilità giuridica nei confronti di terzi per i diritti e gli obblighi scaturenti dalle attività della società. Il socio o azionista si assume il rischio economico limitatamente alla quota investita. Egli può esercitare direttamente il potere di indirizzo svolgendo le funzioni di soggetto economico oppure non interessarsi del tutto alle scelte fondamentali della gestione.

In alcune società esistono soggetti che di fatto esercitano tale potere senza averne pieno titolo, senza assumere né il rischio economico né la responsabilità patrimoniale. Si assiste, in questo caso, ad una separazione tra soggetto economico di diritto e soggetto economico di fatto.

La separazione tra soggetto economico di diritto e di fatto si concretizza nella figura dei manager, professionisti che, senza partecipare al capitale di rischio, né avere diretta responsabilità per le obbligazioni sociali, gli vengono delegati gran parte dei poteri decisionali di gestione.

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Classificazione delle aziende

Le aziende possono essere classificate in base a vari criteri:

  1. secondo il fine che perseguono;
  2. in base alla natura giuridica;
  3. in base alla dimensione;
  4. secondo l’autonomia di cui godono;
  5. in base all’estensione amministrativa;
  6. secondo il numero di soggetti che la compongono.

1. Secondo il fine che perseguono distinguiamo:

  • le aziende di produzione, o imprese, sono quelle che perseguono lo scopo di produrre beni e servizi al fine di collocarli sul mercato per soddisfare indirettamente i bisogni degli individui e conseguire un lucro. Nell’ambito delle aziende di produzione è possibile operare un’ulteriore distinzione tra:
    • aziende di produzione diretta (la cui attività è la trasformazione fisico-tecnica dei fattori produttivi), quali le imprese industriali e le imprese che producono servizi(elettriche, telefoniche acc.);
    • aziende di produzione indiretta (la cui attività è la trasformazione nel tempo e nello spazio dei fattori produttivi), quali le imprese mercantili che svolgono una funzione di intermediazione nello scambio di merci (commercio ingrosso) e le azienda bancarie.
  • le aziende erogazione o di consumo (non imprese) sono quelle che hanno per fine il soddisfacimento diretto e durevole dei bisogni di determinati soggetti, o anche una data classe di bisogni. In queste aziende la ricchezza non è il fine, ma un mezzo per svolgere la loro attività. Le aziende di erogazione si distinguono in:
    • le corporazioni o associazioni, costituite essenzialmente da un insieme di persone, in cui prevale elemento personale che fornisce in prevalenza i mezzi necessari all’attività attraverso contributi volontari o obbligatori.
    • le fondazioni, dove prevale elemento patrimoniale e hanno finalità assistenziali, culturali o benefiche.
  • le aziende composte o miste, sono quelle che accanto ad un attività di consumo svolgono anche un attività di produzione di beni e servizi da collocare sul mercato a scopo di lucro. Sono un esempio le aziende famigliari svolgenti attività agricola o società miste di servizi pubblici (con partecipazione pubblica e privata).

Il fattore discriminante è, quindi, rappresentato dalla modalità, diretta o indiretta, mediante la quale si perviene alla finalità di esaurire i bisogni correnti.

2. Secondo la natura del soggetto giuridico distinguiamo:

  • le aziende private sono quelle dove il soggetto giuridico è un persona fisica oppure una persona giuridica o un’associazione di persone con finalità private:
  • le aziende pubbliche sono quelle il cui soggetto giuridico è una persona giuridica di diritto pubblico, ossia un ente che persegue finalità di pubblico interesse(es. Stato, Regioni, Provincie, Comuni, aziende gestite da enti pubblici);
  • aziende miste, rette in compartecipazione da soggetti pubblici e privati,

3. Secondo la dimensione abbiamo:

  • micro imprese;
  • piccole imprese;
  • medie imprese;
  • grandi imprese.

La differenza dipende da diversi parametri assunti per la classificazione, ad esempio il numero di dipendenti, la redditività, il volume di affari ecc…

Secondo la definizione di piccola e media impresa, entrata in vigore il 1° gennaio 2005 sono considerate:

  • medie imprese, quelle che hanno un numero di addetti compresi tra 50 e 249 persone e il cui fatturato non supera i 50 milioni di euro;
  • piccole imprese, quelle che hanno un numero di addetti compresi tra 10 e 49 persone e il cui fatturato non supera i 10 milioni di euro;
  • micro imprese, quelle che hanno un numero di addetti inferiore a 10 persone e il cui fatturato non supera i 2 milioni di euro;

4. Secondo l’autonomia di cui godono si dividono in:

  • aziende dipendenti si hanno quando l’organo volitivo non risiede nell’azienda. L’azienda opera in base alle direttive impartite da un’altra azienda detta controllante;
  • aziende indipendenti si hanno quando l’organo volitivo risiede nell’azienda.

5. Secondo l’estensione amministrativa:

  • aziende indivise, sono quelle che operano in un unico spazio geografico;
  • aziende divise, sono quelle che operano in diverse piazze attraverso agenzie e filiali che fanno capo ad un’unica sede centrale.

6. secondo il numero di soggetti che la compongono si suddividono in:

  • imprese individuali, in cui il soggetto giuridico è una persona fisica; sono poste in essere e gestite da un individuo, titolare di diritti ed obblighi derivanti dall’esercizio dell’attività svolta. In queste aziende emerge la figura dell’imprenditore, “colui che esercita professionalmente un’attività economica organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni o servizi” (art. 2082 c.c.).
  • imprese collettive, hanno come soggetto giuridico più persone o una persona giuridica. Possono essere società di persone o società di capitali. L’art. 2247 c.c definisce la società un contratto con il quale due o più persone conferiscono beni e servizi per l’esercizio in comune di un attività economica allo scopo di dividerne gli utili.

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Le relazioni tra l’ambiente e l’azienda

L’azienda si pone al centro di un’intricata trama di rapporti e relazioni con diversi interlocutori sociali che ne testimoniano e ne rappresentano i diversi momenti di apertura verso l’ambiente quali lo scambi di materie, energie ed informazioni, che rappresentano i vari sotto sistemi delle interazioni fra l’azienda e i soggetti esterni: fornitori, clienti, banche, capitalisti ecc.. In particolare si può distinguere un macroambiente caratterizzato dal sistema politico-istituzionale, socio-culturale, economico-generale oltre che fisico-naturale, ed un microambiente costituito dagli operatori economici con cui l’azienda interagisce sulla base degli scambi di mercato. L’influenza degli scambi sulla struttura e i suoi comportamenti dell’azienda, quindi del microambiente, è diretta; nel caso degli attori del macroambiente, invece, l’influenza è solo indiretta rappresentando la cornice fatta di circostanze, condizioni, vincoli che intervengono nell’agire di tutti gli operatori.

L’azienda è soggetta al manifestarsi continuo di forze le quali, fin dal momento in cui si presentano esercitano effetti favorevoli o sfavorevoli, ovvero possono costituire delle opportunità o dei vincoli all’attività aziendale. Per questo soprattutto nella fase di progettazione della sua istituzione può rilevarsi fondamentale lo studio e l’analisi delle forze ambientali indispensabili per proiettare nel medio-lungo periodo gli andamenti aziendali sulla base dei quali pianificare il processo produttivo e/o fornitura di sevizi.

Il soggetto economico e la corporate governance

Nelle società di capitali il soggetto economico, colui che detiene il potere di decidere gli indirizzi strategici, è di regola individuato nei soci che rappresentano il nucleo di comando del capitale conferito all’azienda insieme ai manager a cui è stato delegato tale potere. Tuttavia il soggetto economico dovrà tenere conto anche degli interessi degli stakeholder: individui che lavorano nell’impresa e per l’impresa a vari livelli di responsabilità e coinvolgimento, che hanno quindi interessi legittimi da difendere e un qualche potere delle decisioni. Si tratta in sostanza, di possessori di quote non di controllo del capitale, dirigenti e dipendenti tutti, banche finanziatrici, sindacati, clienti, fornitori, istituti pubblici nazionali e territoriale ecc. ovvero ogni soggetto, diverso dagli azionisti e dai manager, che è interessato alle vicende aziendali e che in qualche modo abbia motivo per legittimare una qualsiasi relazione con l’istituto e quindi possa contribuire direttamente o indirettamente al proseguimento della sua missione.

Gli stackholder possono essere considerati come i soggetti con i quali l’azienda istituisce relazioni durature di collaborazione e di interscambio finalizzare alla soddisfazione dei reciproci bisogni ed esigenze in un’ottica di medio-lungo periodo.

Dall’esigenza di contemperare i diversi interessi coinvolti ci si pone l’obiettivo di un sistema di corporate governance, ovvero di un governo economico della società di capitali che tenga conto e garantisca un equilibrio tra soggetti interni e soggetti esterni.

Con l’espressione di corporate governance si fa riferimento ad un sistema di regole idonee a gestire e controllare le imprese. Tali regole sono il frutto di norme, tradizioni e comportamenti elaborati dai singoli sistemi economici-giuridici e non certamente riconducibili ad un modello unico ed assoluto esportabile in tutti gli ordinamenti.

E’ un sistema che include le leggi del paese, le regole societarie interne, le relazioni fra tutti gli attori coinvolti nella società(come manager, proprietari e amministratori).

I modelli di governance sono in funzione del rapporto tra proprietà e management e si differenziano principalmente in considerazione di due variabili essenziali:

  1. la composizione della compagine proprietaria;
  2. la stabilità nel tempo della stessa.

In particolare si distinguono tre modelli di governo societario, a proprietà aperta, ristretta e chiusa:

  • il modello della public company – proprietà aperta – (modello anglosassone);
  • il modello consociato – proprietà ristretta – (modello tedesco giapponese);
  • il modello padronale – proprietà chiusa – (modello italiano).

Nelle public company si perfeziona la separazione tra proprietà e management. Questo modello è presente in aziende di grandi dimensioni nelle quali la proprietà e il capitale dell’azienda risulta frazionato tra numerosi azionisti. Il manager non avendo alcun riferimento preciso nella proprietà, svolge le proprie funzioni confrontandosi direttamente con il mercato, attraverso l’indicatore del valore di borsa delle azioni della società, attraverso il quale viene giudicato il suo operato.

Il modello consociativo (a proprietà ristretta) è caratterizzato dalla concentrazione azionaria nelle mani di un gruppo ristretto di azionisti stabili, nessuno con una posizione di assoluta preminenza rispetto gli altri, inoltre è caratterizzato anche dalla possibilità della presenza di banche e di investitori istituzionali nella compagine azionaria. Il problema centrale in questo tipo di modello è la ricerca di un equilibrio fra gli interessi degli azionisti di maggioranza che designano i membri dell’organo a cui compete la gestione, gli interessi delle minoranze azionarie e quelli dei finanziatori.

Nel modello padronale (proprietà chiusa) la separazione tra proprietà e management è ridotta, la proprietà è tendenzialmente concentrata e appartiene a uno o pochi individui e alle loro famiglie, il soggetto economico è l’imprenditore azionista di maggioranza e manager.

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Imprenditore e azienda secondo il codice civile

Il codice civile definisce l’imprenditore(art. 2082) e l’azienda (art. 2555) ma non l’impresa la cui nozione è comunque desumibile da quella di imprenditore.

Secondo l’art. 2082 del c.c. è imprenditore colui che esercita professionalmente un’attività economica organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni o servizi.

Dalla definizione di imprenditore si ricava quella di impresa, cioè l’attività esercitata dall’imprenditore.

Gli elementi che risultano dalla nozione di imprenditore sono:

  • l’esercizio di un’attività economica (ossia una serie di atti, coordinati e diretti a produrre nuova ricchezza);
  • la professionalità (l’attività esercitata dall’imprenditore dev’essere di natura stabile, cioè durevole nel tempo);
  • la presenza di un’organizzazione;
  • il raggiungimento di finalità collegate alla produzione o allo scambio di beni o servizi.

Secondo l’art. 2555 c.c. l’azienda è il complesso dei beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa.

La nozione di azienda data dal codice civile collegandosi alla definizione di imprenditore mette in evidenza soltanto l’aspetto lucrativo, limitandosi ad una sola delle diverse tipologie di aziende individuate dalla dottrina economico-aziendale, quelle di produzione (orientate al profitto), escludendo quelle di erogazione e quelle delle Pubblica Amministrazione.

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Le imprese societarie

L’art. 2247 del codice civile definisce la società un contratto con il quale due o più persone conferiscono beni o servizi per l’esercizio in comune di un attività economica allo scopo di dividerne gli utili.

Dalla definizione legislativa, gli elementi essenziali comuni a tutti i tipi di società sono:

  1. il conferimento di beni o servizi;
  2. l’esercizio in comune di un’attività economica;
  3. la ripartizione degli utili.

Le norme vigenti prevedono l seguenti tipologie di società:

  • le società di persone che sono: la società semplice,la società in nome collettivo e la società in accomandita semplice;
  • le società di capitale che sono: la società per azioni, la società in accomandita per azioni e la società a responsabilità limitata;
  • la società cooperativa e la mutua assicuratrice.

Le società di persone presentano le seguenti caratteristiche:

  1. sono prive di personalità giuridica in quanto presentano i seguenti requisiti:
    • soggettività giuridica della collettività dei soci;
    • autonomia patrimoniale imperfetta;
  2. non ci sono organi della società;
  3. per le obbligazioni sociali sussiste la responsabilità personale, solidale e illimitata dei soci;
  4. il potere di amministrazione deriva direttamente dalla qualità di socio;
  5. l’intrasferibilità della qualità di socio senza il consenso degli altri soci.

Le società di capitale invece presentano le seguenti caratteristiche:

  1. sono dotate di personalità giuridica in quanto presentano i seguenti requisiti:
    • soggettività giuridica della società;
    • autonomia patrimoniale perfetta;
  2. agiscono per mezzo dei propri organi;
  3. i soci godono della responsabilità patrimoniale limitata;
  4. il potere di amministrazione è dissociato dalla qualità di socio;
  5. la qualità di socio è liberamente trasferibile.

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Il governo dell’azienda

L’azienda consegue le proprie finalità istituzionali, cioè quelle per le quali il soggetto aziendale ne ha voluto la costituzione, attraverso una complessa attività che coinvolge energie umane e risorse materiali e immateriali. A tale attività si da il nome di amministrazione economica.

L’amministrazione economica è il complesso delle attività svolte e delle decisioni assunte per dar vita all’azienda e per guidarla verso il raggiungimento dei suoi fini. Essa si attua in tre momenti distinti, ma fra loro strettamente collegati:

  1. L’organizzazione.
    L’organizzazione è l’individuazione, la predisposizione e il coordinamento delle risorse umane e tecniche che devono essere impiegate per lo svolgimento dell’attività in coerenza con gli obiettivi aziendali. Per esempio, costituiscono problemi organizzativi il reclutamento del personale, la determinazione delle funzioni e dei compiti da svolgere nonché la loro attribuzione ai vari soggetti che operano in azienda.
  2. La gestione
    La gestione è l’insieme coordinato delle decisioni e delle operazioni poste in essere per raggiungere le finalità perseguite dal soggetto aziendale.
    Essa è costituita dalle operazioni di acquisto, dai processi produttivi o di consumo, dalle vendite, dai pagamenti, dalle riscossioni, dalle negoziazioni dei finanziamenti, ecc.
  3. La rilevazione
    La rilevazione si occupa dell’osservazione sistematica, della determinazione qualitativa e quantitativa, dell’elaborazione, rappresentazione e interpretazione dei fenomeni di azienda e di mercato.

L’organizzazione dell’azienda

L’organizzazione aziendale rappresenta il coordinamento tra le risorse umane (persone), le risorse materiali e immateriali di cui l’azienda dispone e le strutture, i rapporti, i meccanismi operativi e le procedure seguite nell’impiego di tali risorse e nelle relazioni con il mondo esterno.

In concreto, dunque, il sistema organizzativo che caratterizza ogni tipo di azienda presenta due aspetti fondamentali:

  1. l’organizzazione fisico-tecnica, che riguarda le modalità operative con cui sono utilizzati i mezzi materiali predisposti per l’attività aziendale (fabbricati, macchinari, impianti, magazzini, attrezzature, ecc.);
  2. l’organizzazione del fattore umano, la quale concerne le relazioni intercorrenti fra gli individui che con ruoli diversi e responsabilità diverse operano in ambito aziendale.

Dal punto di vista del fattore umano possiamo dire che l’organizzazione deve tendere a migliorare le prestazioni e i risultati dell’attività aziendale. Ciò viene ottenuto cercando di realizzare nel modo più efficace:

  • il coordinamento dell’azione dei vari protagonisti dell’attività aziendale;
  • il controllo delle azioni svolte, mediante un opportuno confronto tra i risultati ottenuti e quelli preventivati;
  • la divisione del lavoro, attuando una precisa attribuzione di funzioni e di competenze ai vari soggetti che partecipano all’attività;
  • una chiara assegnazione dei poteri decisionali.

In particolare, gli obiettivi organizzativi delle aziende di produzione sono principalmente i seguenti due:

  • la riduzione dei costi, mediante l’impostazione di una struttura impegnata a ridurre i consumi delle materie utilizzate, ad accelerare i tempi di lavorazione, a sfruttare intensamente gli impianti e i macchinali, ecc.;
  • la qualità dei prodotti e dei servizi immessi sul mercato, che deve essere tale da riuscire sempre meglio a soddisfare le esigenze della clientela.

L’elemento umano,che è costituito dall’imprenditore, dai dipendenti di ogni livello e dai consulenti e collaboratori esterni, svolge un ruolo centrale in tutte le fasi della vita delle aziende.

  • L’imprenditore è la persona o il gruppo di persone che costituisce l’azienda e che organizza e coordina i “fattori produttivi” (energie di lavoro, materie prime, servizi produttivi, capitale finanziario, ecc.) assumendosi i rischi della gestione.
  • II personale dipendente è formato dai cosiddetti lavoratori subordinati, ossia da coloro che, in cambio di una retribuzione, collaborano nell’impresa prestando la loro attività manuale o intellettuale alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore o delle persone da questi “delegate”.
  • I consulenti e collaboratori esterni invece, non hanno vincoli di subordinazione nei confronti dell’imprenditore e perciò sono “esterni” alla struttura organizzativa dell’azienda.

La fase costitutiva dell’azienda (o di impianto)

Nella fase costitutiva (o di impianto) si pongono alcune questioni fondamentali, le cui soluzioni condizioneranno per molto tempo lo svolgimento dell’attività dell’azienda e i suoi risultati. Tali problemi riguardano, in particolare, i seguenti aspetti:

  • La localizzazione dell’azienda è la scelta del luogo o dei luoghi in cui risulta più opportuno collocare le unità operative (stabilimenti, magazzini,centri di vendita, ecc.) nonché gli uffici amministrativi.
  • La dimensione: talvolta, le aziende hanno dimensioni iniziali necessariamente già “grandi” (si pensi, per esempio, a un’industria automobilistica o a un cantiere navale). In altri casi, invece, le aziende sorgono con dimensioni più modeste e crescono poi per un processo di progressiva espansione della loro posizione di mercato.
  • La forma giuridica, la quale è strettamente collegata alle dimensioni aziendali, per aziende di medie o piccole dimensioni si possono avere ditte individuali o società di persone o società di capitali, mentre per aziende di dimensioni più grandi la scelta ottimale è una società di capitali.

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Il sistema organizzativo

Ogni azienda deve predisporre le risorse necessarie allo svolgimento dell’attività e definire le funzioni aziendali. Quest’ultime si suddividono in:

  1. le funzioni di comando e indirizzo, dette anche funzioni volitive: riguardano le decisioni relative alla progettazione dell’azienda e alla pianificazione della sua attività in vista degli obiettivi generali programmati; hanno, quindi, un contenuto di tipo “strategico”;
  2. le funzioni direttive o gestionali: traducono in programmi gestionali e in direttive concrete i piani “strategici”; si può pertanto dire che queste funzioni riflettono il livello “tattico”;
  3. le funzioni esecutive o operative: sono quelle che consistono nella materiale esecuzione delle operazioni programmate;
  4. le funzioni di controllo: rispondono all’esigenza di verificare costantemente lo svolgimento delle operazioni aziendali.

Nelle forme aziendali più elementari tali funzioni sono tutte svolte dalla stessa persona, l’imprenditore-proprietario, il quale concentra in sé ogni potere decisionale, direttivo, esecutivo e di controllo.

Tuttavia, non appena l’azienda cresce e l’attività svolta si fa un po’ più complessa, il proprietario non può più occuparsi di tutto e deve ricercare la collaborazione di altre persone, delegando ad esse una parte delle proprie competenze.Si verranno quindi a creare organi per ciascuna funzione.

Nella struttura organizzativa si possono così individuare diversi tipi di organi, i quali, sulla base delle funzioni prevalenti da essi esercitate, possono raggrupparsi nelle seguenti categorie:

  1. Organo volitivo: è il soggetto, individuale o collettivo, per volontà del quale l’azienda sorge ed esiste. Esso stabilisce le linee generali della politica aziendale, definendone gli aspetti strategici, ossia gli indirizzi e i piani di massima con i quali si vogliono realizzare gli obiettivi di fondo dell’azione imprenditoriale. Nelle ditte individuali, l’organo volitivo è il proprietario. Nelle società, invece, è costituito dall’assemblea dei soci o, meglio, dal gruppo di soci che formano il “soggetto economico” e dal consiglio di amministrazione, che ne rappresenta una diretta emanazione.
  2. Organi direttivi: sono costituiti dai soggetti che hanno il compito di tradurre in piani e programmi concreti le deliberazioni dell’organo volitivo, in modo che le sue scelte di carattere generale e le finalità che esso persegue siano realizzate con la massima efficacia e razionalità. Nelle società per azioni, gli organi direttivi sono costituiti dall’amministratore delegato, dal direttore generale e dai direttori che sono a capo delle diverse aree gestionali o delle varie divisioni nelle quali viene eventualmente suddivisa l’attività aziendale.
  3. Organi esecutivi: sono costituiti dagli impiegati e dagli operai, cioè dal personale dipendente al quale è affidata la materiale esecuzione delle operazioni aziendali in attuazione delle disposizioni degli organi direttivi.
  4. Gli organi di controllo sono quelli che compiono un’attività di revisione e di verifica sull’operato degli altri organi. Alcuni di essi accertano che l’azione degli organi direttivi si svolga nel rispetto delle norme vigenti e risponda a criteri di correttezza e di regolarità amministrativa; altri, invece, controllano che i comportamenti dei soggetti facenti parte di determinate unità organizzative siano conformi alle istruzioni e agli ordini ad essi impartiti nonché agli obiettivi ad essi assegnati.
  5. Gli organi consultivi, invece, sono quelli che operano come unità di supporto nei confronti degli organi direttivi di alto e di medio livello. Essi, cioè, svolgono a favore di tali organi un’attività di consulenza specializzata, studiando gli specifici problemi sottoposti al loro esame ed elaborando suggerimenti, pareri e informazioni utili per la soluzione degli stessi. Gli organi consultivi si dicono anche organi di staff.

Una volta definite le funzioni aziendali e le unità organizzative che devono esercitarle è necessario stabilire i rapporti intercorrenti tra i vari organi.In questo modo viene a costituirsi il sistema organizzativo aziendale, le cui componenti fondamentali sono:

  • la struttura organizzativa costituita dagli organi e dalle unità organizzative che svolgono le fondamentali funzioni aziendali;
  • il sistema decisionale che definisce i soggetti aventi il potere di prendere le decisioni;
  • il sistema informativo costituito da un’adeguata organizzazione delle informazioni e della loro circolazione all’interno e all’esterno dell’azienda.

Si dice organigramma la rappresentazione grafica della struttura organizzativa, che evidenzia le fondamentali funzioni aziendali e gli organi che le esercitano ai vari livelli di autorità e di responsabilità.

Ogni azienda ha una sua particolare struttura organizzativa, tuttavia è possibile individuare alcuni tipi di modelli che si sono andati storicamente delineando:

  • Le strutture organizzative tradizionali:
    • La struttura gerarchica o lineare: la sua caratteristica fondamentale, infatti, è quella di svilupparsi secondo una duplice linea diretta:
      • dall’alto verso il basso, secondo una linea che scende dal supremo organo di direzione fino ai livelli intermedi e agli organi esecutivi, per quanto concerne il potere di comando, ossia l’autorità;
      • dal basso verso l’alto, secondo un percorso inverso, per quanto concerne la subordinazione e la responsabilità.

      L’organizzazione gerarchica si fonda sul principio dell’unicità di comando: ogni soggetto, cioè, riceve ordini da un solo “capo”, il quale, nell’ambito dell’unità organizzativa cui è preposto, è dotato dei necessari poteri decisionali. Per ognuna delle fondamentali funzioni aziendali (Acquisti, Produzione, Vendite, ecc.), dunque, il personale viene disposto secondo determinati livelli gerarchici, in modo che ciascun “subordinato” riceva tutti gli ordini dal suo “superiore” immediato, che è anche l’unico soggetto al quale egli risponde del proprio operato.

    • La struttura funzionale: si basa sull’elevata specializzazione dei capi di grado elevato e intermedio. Ciascuno di essi, perciò nell’esercizio delle proprie funzioni è dotato di potere decisionale e di autorità per impartire disposizioni a tutti i soggetti appartenenti a unità organizzative di livello inferiore.Ne consegue che ciascun dipendente limitatamente agli aspetti del lavoro che si riferiscono alla sfera di competenze di ciascuno di essi può ricevere ordini da più capi. Dunque, il principio fondamentale che sta alla base di questo modello organizzativo è quello della specializzazione delle funzioni e dei compiti, dal quale derivano:
      • la divisione del lavoro, per cui ogni dipendente è chiamato a svolgere un compito preciso e limitato;
      • la valorizzazione delle attitudini e delle capacità individuali.
    • La struttura gerarchico – funzionale: questo tipo di organizzazione cerca di coniugare l’unicità di comando, che favorisce la rapidità delle decisioni e la precisa individuazione delle responsabilità (caratteristiche proprie della struttura gerarchica) con l’alto grado di specializzazione e competenza, che è tipico del modello funzionale. Lo schema è fondamentalmente quello della struttura gerarchica, ma in essa le unità dotate di potere decisionale e di comando (organi di line) si avvalgono della collaborazione e dell’assistenza di particolari organi aventi competenze specialistiche, detti unità di staff.Le unità di staff sono costituite da gruppi di “esperti” che affiancano gli organi direttivi, con il compito di studiare i problemi che questi sottopongono loro, di formulare proposte di soluzione e di fornire pareri e consigli che possano facilitare l’assunzione delle decisioni.
  • Le strutture organizzative recenti
    • La struttura divisionale per prodotti (o per linee di prodotti): è generalmente adottata dalle grandi aziende che, attuando produzioni diversificate, avvertono l’esigenza di creare un’organizzazione che operi in modo specializzato per ogni prodotto o per ogni “famiglia” di prodotti. Ne deriva che vi è una notevole delega di competenze dalla Direzione generale alle diverse direzioni di divisione.
    • La struttura per progetti: è utilizzata soprattutto nelle società di consulenza, nelle agenzie pubblicitarie, nei settori dell’impiantistica, delle grandi opere, ecc. In essa si prevede che tutte le attività riguardanti un certo progetto da realizzare siano affidate a un gruppo di persone che formano, per quel dato progetto, una unità organizzativa autonoma, sotto la responsabilità di un capoprogetto (Project manager) che la dirigerà fino a quando l’iniziativa sarà portata a termine. Infatti, a progetto realizzato, il gruppo-progetto si scioglie e le persone che ne facevano parte sono destinate a nuovi incarichi. Gli organi centrali, invece, hanno la funzione di centri permanenti di assistenza, di controllo e di coordinamento generale dell’attività relativa ai vari progetti.

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Analista/Programmatore e blogger, si occupa di sicurezza informatica e delle comunicazioni.
Ideatore e fondatore del sito/blog “BlogAmico”