Messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica

Come abbiamo visto il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.

In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri.

Venendo meno al principio di tassatività e determinatezza, regola assoluta del diritto penale in merito alle fattispecie previste per i reati, la Costituzione non chiarisce cosa si debba intendere per alto tradimento e attentato alla Costituzione.

Si ritiene che per alto tradimento debba intendersi una collusione con potenze straniere mentre per attentato alla Costituzione si tratti di un comportamento doloso del Presidente tale da mettere in pericolo il funzionamento dello Stato secondo l’ordine costituzionale; può ricorrere questa ipotesi quando il Presidente si rifiuti di promulgare una legge nel caso previsto dall’art. 74 Cost.

L’irresponsabilità esiste solo quando l’atto illecito sia compiuto “nell’esercizio delle sue funzioni” ciò vuol dire che negli atri casi, es. reato comune o responsabilità civile, il Presidente dovrebbe essere trattato come qualsiasi cittadino.

Le fasi sono:

  1. la messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica da parte del Parlamento in seduta comune con deliberazione presa con maggioranza assoluta dei suoi membri (art. 90 Cost.); la deliberazione è adottata a scrutinio segreto (art. 17 l. n. 20 \1962).
  2. giudizio della Corte Costituzionale che in questo caso oltre ai giudici ordinari della Corte, si aggiungono sedici membri tratti a sorte da un elenco di cittadini aventi i requisiti per l’eleggibilità a senatore, che il Parlamento compila ogni nove anni mediante elezione con le stesse modalità stabilite per la nomina dei giudici ordinari.

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